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La Sagra di Sant'Efisio
Il primo Maggio, festa nazionale dei lavoratori, assume per Cagliari un valore del tutto particolare, in quanto, nello stesso giorno, si tiene in città la più importante processione religiosa della Sardegna: la Sagra di Sant’Efisio. Mentre, dunque, in altre città d’Italia si festeggia il lavoratore e le sue conquiste in tema di diritto e di tutela sindacale con l’organizzazione di concerti rock, famoso tra tutti quello di Roma organizzato dalla CGIL e ai quali partecipano star nazionali ed estere, a Cagliari si coltiva la religiosità e la cultura sarda, che ha nella sagra di Sant’Efisio il suo naturale evento fondamentale.

S_12.jpg Questa festa religiosa rappresenta per gli abitanti di Cagliari e per l’intera Sardegna un evento dal valore simbolico enorme, non solo per chi ha fede. Difatti, qualsiasi persona che ami la sua terra fin nelle fondamenta e che da lei si lascia trasportare nel profondo dello spirito, non può non riconoscere che la Sagra di Sant’Efisio sia un avvenimento fondamentale per rinnovare il rispetto di valori e principi propri di ogni essere umano, ma anche per ricordare quanto sarebbe accaduto nel lontano passato grazie all’intercessione di Efisio, poi dichiarato Santo.

Vi consiglio caldamente, pertanto, di fare un salto in Sardegna in occasione del primo Maggio e di assistere alla nostra sagra più rappresentativa. Difatti, accade che non sia solo il turista a restare affascinato, notando forse più per gli aspetti coreografici, assicurati dalla moltitudine di colori, profumi, rumori e costumi tradizionali tipici del nostro popolo, ma anche gli stessi abitanti di Cagliari per il significato attribuito dai più alla manifestazione.

Informazioni storiche

S_04.jpg Il 1657 viene considerato dagli studiosi come l'anno di inizio della sagra. Tuttavia, la prima testimonianza scritta dell’avvenimento ci è giunta attraverso un anonimo poemetto scritto in logudorese risalente al 1787 ed intitolato: "Vida, martiriu e morte, cun sas glorias postumas de Sant'Effisiu, protettore de Calaris". Il poeta, rimasto anonimo, descrive una processione che appare agli occhi del lettore simile nelle caratteristiche salienti a quella attuale. Le differenze riguardo il differente grado di complessità della processione religiosa del passato. Restano, comunque, il viaggio sino a Nora del simulacro del santo ed il suo rientro in città il 4 maggio.

L'organizzazione della sagra di Sant’Efisio è affidata all'Arciconfraternita del Gonfalone sotto l'invocazione del santo martire, ed il cui scopo principale è quello di mantenere vivo il culto per il santo.

Il rito della vestizione

La vestizione del simulacro del santo costituisce un momento di particolare fascino e mistero, non solo per i fedeli, ma anche per il turista. I suoi preparativi iniziano già il 29 Aprile. L’artista che realizzò la statua del Santo è rimasto ancora oggi ignoto. Ciò che salta immediatamente agli occhi sono le modalità con le quali questi lo raffigurò: essendo Efisio un condottiero romano con i baffetti e il pizzetto tipici della moda dell’epoca spagnola. Probabilmente, la sua interpretazione della figura del santo risentiva della sua formazione culturale, propria dell’epoca.

S_13.jpg Si osserva come alle Consorelle dell'Arciconfraternita del Gonfalone spetti il rito della vestizione. Queste pongono sulle spalle del santo guerriero, un manto di broccato rosso foderato di raso bianco con ricami dorati, colletto e polsini di pizzo, pancera di raso bianco con ricami floreali, fiocchi di raso azzurro sul collo ed ai polsi, la spada ed una fascia tricolore sulla quale sono appuntate medaglie e croci, dono di ex combattenti. La mattina del 30 aprile la vestizione viene completata con l'aggiunta degli ornamenti d'oro, donati al santo dai fedeli. La statua viene adornata con collane e anelli, la corona d'oro con quarzi sul capo, la croce pendente sul petto e nella mano sinistra la palma del martirio.

Infine, qualche ora più tardi, la statua viene collocata nel cocchio dal Presidente dell'Arciconfraternita e dal Terzo Guardiano. I preparativi si concludono con una solenne celebrazione eucaristica.

Su Carradori

S_10.jpg La mattina del 1 maggio su carradori che guiderà i buoi che traineranno il cocchio del santo addobba gli animali con fiori, campanelli e bandierine. Ogni anno, un decina di giorni prima della sagra, nel corso di una solenne cerimonia l'Arciconfraternita convoca su carradori per conferirgli l'importante incarico. Il 1 maggio, a metà mattina, il Terzo Guardiano a cavallo accompagnato dalla Guardianìa, vestiti in frac e cilindro, fascia azzurra in vita sui cui lembi è cucito lo stemma dell'Arciconfraternita (croce bianca e rossa su campo azzurro), si reca al Palazzo civico. Qui li attende l'Alter nos, il rappresentante del sindaco di Cagliari, che scorteranno alla chiesa di Sant'Efisio dove verrà celebrata la messa detta appunto dell'Alter nos.

Conclusa la celebrazione ha inizio la sagra.

La processione segue un percorso tradizionale: i gruppi in costume si radunano in viale Fra Ignazio e, scendendo per via Porto Scalas, raggiungono via Azuni e piazza Yenne. Il cocchio del santo dalla chiesetta di via Sant’Efisio si immette in via Azuni, dove si inserisce nel corteo al termine della sfilata dei gruppi e dei cavalli. Giunto in piazza Yenne il corteo percorre Corso Vittorio Emanuele, via Sassari, piazza del Carmine, via Crispi, via Angioy, Largo Carlo Felice, via Roma e piazza Matteotti, dove si scioglie. La sagra si apre con le traccas, i variopinti carri trainati dai buoi provenienti da vari paesi del Campidano. Carro, o traccas, trainato da due buoi riccamente addobbato con teli o tovaglie ricamati, fiori e spighe, trasporta gli abitanti dei paesi della Sardegna vestiti nei loro tradizionali costumi insieme a dolci, pane, cestini, stoviglie ed utensili di utilizzo domestico.

S_01.jpg Essi procedono lentamente recitando il rosario, pregando o cantando inni in onore del martire Efisio e della Madonna. Il corteo prosegue con i Cavalieri del Campidano. Essi partecipano alla sagra dal 1886, anno in cui cadeva il sedicesimo centenario della morte del martire.Gruppo di quattro cavalieri di Assemini I Cavalieri del Campidano cedono il passo ai Miliziani.Lungo corteo a cavallo dei Miliziani, essi sono presenti da sempre alla sagra con il compito di scortare il corteo nel tragitto sino a Nora e proteggerlo dagli attacchi dei pirati che in passato minacciavano le coste dell'isola in cerca di bottino. I Miliziani erano un corpo militare a reclutamento volontario formato da soldati locali. I Miliziani di Cagliari quando il cocchio del santo si allontanava dalla città, erano sostituiti dai cavalieri del Campidano e del Parteolla, cui davano il cambio lungo il percorso i Miliziani di Sestu, di Uta e di Assemini, di Pula, di Villasor, di Villacidro e di Serramanna.

S_07.jpgIl corteo a cavallo prosegue con il Terzo Guardiano che regge il Gonfalone e la Guardianìa, chiamati dal popolo is dottoris, perché in passato ne facevano parte i notabili cittadini che fungevano da scorta d'onore del santo. Terzo guardiano a cavallo con lo stendardo dell'Arciconfraternita del Gonfalone Il Terzo Guardiano è il rappresentante della sagra ed il principale responsabile della sua organizzazione. Il 19 marzo di ogni anno egli assume ufficialmente le sue funzioni nel corso di una solenne cerimonia che si svolge nella chiesa di Sant'Efisio. Viene eletto dalla Guardianìa con parere favorevole del Presidente dell'Arciconfraternita e dell'assemblea dei confratelli. Il 25 aprile, il Terzo Guardiano uscente consegna il Gonfalone al nuovo eletto che ne sarà il custode sino al termine dei festeggiamenti in onore del santo che si concludono il 25 maggio. La Guardianìa è il corpo di guardia del Terzo Guardiano e ne fanno parte i confratelli che ne fanno specifica richiesta scritta al Presidente dell'Arcisodalizio. La loro nomina spetta al Consiglio d'Amministrazione sentito il parere del terzo Guardiano. In frac e cilindro e fascia tricolore sui fianchi avanza l'Alter nos, il rappresentante del sindaco di Cagliari, scelto tra i membri del Consiglio cittadino. In passato (sino al 1848) rappresentava il viceré, che lo designava tra i Consiglieri cittadini.

S_06.jpg L'Alter nos è scortato dai mazzieri comunali in costume spagnolo. Sul petto egli porta un medaglione, il Tosòn d'oro, un'onorificenza di cui fu insignita la città nel 1679 per desiderio di Carlo II, re di Spagna. All'epoca vi erano incise l'effigie del sovrano e le armi di Cagliari aragonese. Quando la Sardegna passò sotto la Corona sabauda, al volto del sovrano spagnolo fu sostituito quello di Vittorio Amedeo III e le armi di Cagliari sabauda presero il posto dei pali d'Aragona. Dietro il cappellano, sfilano i membri dell'Arciconfraternita del Gonfalone di Cagliari e delle altre confraternite isolane intitolate al santo. Apre il corteo un confratello che regge un crocifisso ligneo del '700, appartenente alla chiesa di Sant'Efisio.

Il confratello che regge il grande crocifisso introduce il lungo corteo delle confraternite I confratelli maschi indossano una tunica azzurra, guanti bianchi, mantellina bianca con la coccarda dell'Arcisodalizio: croce bianca e rossa su campo azzurro. Le consorelle vestono in abito nero e velo nero sul capo e con la coccarda dell'Arciconfraternita sulla giacca. Entrambi portano un cordone in vita e un rosario bianco a grandi grani. L'arrivo del cocchio con il simulacro del santo è annunciato dal suono delle Launeddas. Ai lati del cocchio sfilano i confratelli che reggono le lanterne dorate (risalenti al 1956, tricentenario della sagra) ed i rappresentanti dei corpi militari dello Stato in alta uniforme.

S_05.jpg Ai fianchi del cocchio camminano i collaterali, due confratelli che hanno il compito di aprire le porticine di vetro per permettere ai fedeli di deporre ai piedi del santo fiori, suppliche o offerte. Seguono il sacrista, la Presidenza dell'Arcisodalizio ed il Decano del Capitolo Metropolitano ed infine, la folla dei fedeli in preghiera. In via Roma, di fronte al palco in cui siedono le autorità, il cocchio del santo incede su un tappeto di petali di rosa, sa ramadura, salutato dalle sirene delle navi attraccate nel porto di Cagliari. Questo è il momento più suggestivo della sagra. Sa ramadura, le strade che percorrerà il cocchio vengono ricoperte da un tappeto di petali di rose

Il passaggio del cocchio in via Roma

Il passaggio del cocchio in via Roma dinanzi al palco dove siedono le più alte autorità dell'isola tra cui il sindaco di Cagliari. Il cocchio continuerà il suo tragitto verso Nora accompagnato dai fedeli che hanno fatto voto al santo di ripercorrere a piedi il viaggio verso il luogo del suo martirio in cambio di una grazia.

S_02.jpg Il viaggio sino a Nora

La prima sosta del viaggio del simulacro del santo verso Nora avviene a Giorgino nella fattoria di proprietà della famiglia Ballero (eredi dei conti Ciarella). Nella piccola cappella i membri della famiglia Ballero provvedono al cambio delle vesti del santo. Il cocchio di gala viene sostituito con il cocchio di campagna. Fu il conte Michele Ciarella a disporre nel suo testamento (redatto nel 1827) che il simulacro del santo durante il tragitto che lo conduce a Nora sostasse nella cappella della sua proprietà dove sono sepolte le spoglie dell'amata moglie Antonia. Egli ordinò ai suoi eredi (ed a chiunque fosse entrato in possesso della fattoria) di accoglierlo con gli onori e la devozione che egli gli aveva sempre tributato, pena la perdita, ipso facto, di ogni diritto sulla cappella a favore della chiesa di Sant'Efisio e dei suoi Guardiani. Con queste disposizioni egli volle confermare ed ufficializzare una consuetudine che si era ormai consolidata negli anni.

S_03.jpgIl viaggio continua alla volta della seconda tappa: Maddalena Spiaggia. Dopo gli omaggi dei fedeli che accorrono soprattutto dalla vicina Capoterra (anticamente chiamata Villa Sant'Efisio), si riparte. La terza sosta avviene nella borgata di Su Loi, dove il simulacro di Efisio viene collocato all'interno della chiesetta gremita di devoti. Il viaggio riprende sino a Villa d'Orri, tenuta agricola della famiglia Manca di Vallehermosa. La statua di Efisio viene sistemata nella cappella di famiglia dove si celebra un breve rito religioso. Dopo il consueto rinfresco offerto dai padroni di casa il santo riprende il suo cammino ed arriva a Sarroch all'imbrunire. Il cocchio percorre le vie del paese, illuminatissime per l'occasione, seguito da una folla di devoti che lo accompagnano alla chiesa di Santa Vittoria dove sarà celebrata una messa solenne. A Sarroch il santo trascorre la notte del 1 maggio.

La mattina del 2 maggio, dopo la celebrazione eucaristica, si riprende il cammino. La prima sosta del secondo giorno del viaggio di Efisio verso il luogo del suo martirio è Villa San Pietro. Questa tappa fu introdotta durante la dolorosa sagra del 1943. Il santo è salutato ed acclamato dai tanti paesani che lo attendono trepidanti. Conclusa la messa si riparte per Pula. Il cocchio con il simulacro di Efisio arriva a Pula verso mezzogiorno accolto con tutti gli onori dalle massime autorità civili e religiose del paese, dalle traccas, i gruppi in costume, i cavalieri e tantissimi fedeli. Sul ponte chiamato su Rondò intanto sono giunti anche l'Alter nos, il Terzo Guardiano, la Guardianìa e la Presidenza dell'Arciconfraternita. Sul ponte a mezzogiorno in punto l'Alter nos affida al sindaco di Pula il compito di proseguire i festeggiamenti e su carradori di Cagliari cede la guida dei buoi a su carradori di Pula.

S_08.jpg La Sagra continua in paese dove il santo è accolto da una pioggia di petali di rosa gettati al suo passaggio dalle finestre delle case. Nella chiesa di San Giovanni Battista si celebra la messa solenne. Nel pomeriggio il simulacro del santo è condotto in processione nella chiesetta di Nora. A metà strada ci si ferma per una sosta nella chiesetta di San Raimondo dove il corteo è atteso dall'Arciconfraternita del Gonfalone che si unisce ai confratelli di Pula.La sera del 2 maggio il simulacro di Sant’Efisio giunge nella chiesetta di Nora e vi rimarrà per tutta la notte. Il 3 maggio a Nora è festa grande con gioiosa partecipazione di popolo. Nel pomeriggio il santo è trasportato in spalla in processione lungo la spiaggia di Nora a rivisitare i luoghi del suo martirio.

Il simulacro esce dalla chiesetta di Nora trasportato in spalla dai confratelli Il simulacro di Sant’Efisio ripercorre i luoghi del suo martirio. Questo è il momento culminante della sagra. La sera inizia il viaggio di ritorno verso la sua città, Cagliari. Il santo ripercorre a ritroso le stesse tappe del viaggio d'andata: Pula, Villa San Pietro, Sarroch, Villa d'Orri, Su Loi, Maddalena Spiaggia. A Giorgino indossa nuovamente il suo sontuoso mantello di broccato rosso e i suoi gioielli.



Il 4 maggio, il rientro


S_09.jpg La notte del 4 maggio il simulacro del santo rientra a Cagliari. Il lungo corteo che incede alla luce delle fiaccole è aperto dai gruppi in costume del Campidano di Cagliari. Seguono i Cavalieri del Campidano, la Guardianìa con alla testa il Terzo Guardiano che regge il Gonfalone, l'Alter nos scortato dai Mazzieri comunali, l'Arciconfraternita del Gonfalone ed infine, il cocchio con la statua di Sant’Efisio atteso da tantissimi fedeli. Il cocchio con il simulacro del santo la notte del 4 maggio illuminato dalla luce delle candele. Il cocchio ripercorre le stesse vie del 1 maggio sino alla chiesetta di Stampace.

In via Roma il sindaco di Cagliari dà il suo ufficiale benvenuto al santo che ritorna nella sua città. All'arrivo nella chiesetta di Stampace si celebra un breve rito religioso in latino al termine del quale i confratelli intonano il Goccius di Sant’Efisio, protettori de Casteddu. La statua di Sant’Efisio rimarrà esposta al centro della chiesa di Stampace sino al 25 maggio, data di chiusura dei festeggiamenti in onore del martire. Il simulacro del santo collocato nel cocchio è esposto al centro della chiesa dedicata al santo.In questo giorno a tutti i fedeli che visiteranno la chiesa di Sant’Efisio, che siano sinceramente pentiti dei loro peccati ed abbiano ricevuto la santa Comunione, è concessa l'indulgenza plenaria, grazie al Giubileo istituito in perpetuo dal Papa Pio VI nel 1796. Anche quest'anno il voto pronunciato dai Consiglieri cagliaritani nel 1652 è stato sciolto. L'appuntamento per tutti voi è per il prossimo anno!